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Anche Brad Pitt impegnato per la Glasgow school of art di Mac

Cinque milioni di sterline del governo scozzese; l’impegno ad intervenire finanziariamente di quello britannico; borse di studio per i giovani artisti.
Benché a contribuire, da oggi, interverranno anche volti vip come quello degli attori Brad Pitt e Peter Capaldi (impegnati come amministratori della raccolta fondi per il restauro), i Trentacinque milioni di sterline necessari per restituire alla GSA l’aspetto originario, deturpato in seguito all’incendio divampato nel 23 maggio scorso, sono ancora una meta lontana.
Se comunque questo traguardo economico sembra avvicinarsi sempre di più, siamo certi che molto più difficilmente si potrà restituire all’edificio il sapore acquistato dalla patina della storia.
Di seguito un doveroso – magari nostalgico! – tributo a questo magnifico tesoro dell’architettura contemporanea.

Vinto il concorso nel 1897 Charles Rennie Mackintosh si trovò a progettare La Glasgow School of Art dovendo includere una serie di funzioni che andavano da varie aule a una sala conferenze, biblioteca, studi privati e spazi destinati all’esposizione dei lavori.

La ricchezza dello schema nasceva dalla giustapposizione e dalla sequenza di stanze di dimensioni diverse e dall’orchestrazione di differenti qualità di luce; dall’intelligente sovrapposizione lungo il pendio in sezione; dal modo in cui scale, corridoi, sale d’esposizione furono disposti come se scaturissero da un unico volume spaziale.

 

La SoA lavorava con i tema di un traliccio trasparente di legno o di di profili metallici – una gabbia luminosa – che era stata inserita in basso, in un’armatura di pietra lavorata. Finestre, muri, camini, mensole d’acciaio e altri elementi funzionali erano gestiti con un decisionismo privo di compromessi: ogni elemento era finito in sé, senza distrazioni retoriche.
La poesia nasceva dalle forti giustapposizioni, da un gioco teso tra pieno e vuoto, tra massa e piano. I movimenti interni e le tensioni strutturali si intuivano nelle dinamiche degli esterni.

Così il prospetto a Nord era una sottile fusione di simmetria e asimmetria, in cui le grandi finestre superiori delle aule-studio principali erano collocate in massicce e severe forme in muratura.
L’ingresso era evidenziato da un insieme di motivi e da un arco sopra il quale era collocato in una nicchia lo studio del direttore. Sui lati, i muri dell’edificio tendevano a dissolversi nella parte più bassa del sito in ampie superfici di pietra finemente articolata, che ricordava l’interesse dell’architetto per le fattorie locali e per i prototipi scozzesi di sale baronali.

L’edificio, con i suoi dettagli in ferro battuto, rimanda all’Art Nouveau contrapponendosi però alle sue curve decadenti con disciplina severa ed anticipando la tecnologia industriale.

La biblioteca (1908), la cui spazialità secondo Pevsner avrebbe precorso il movimento moderno, verrà raccontata dopo un secolo con “silenzioso mistero di un tempio giapponese”. Astratte forme cesellate e severi gruppi di finestre verticali all’esterno erano integrati da mensole rettangolari di legno all’interno della sala lettura.

L’equilibrio dell’edificio sta inoltre nella capacità dell’architetto di stabilire un rapporto diretto tra l’ossatura murale e gli arredi in legno e metallo piegati con incantevole fantasia grafica.

testo scritto riportando e parafrasando i seguenti testi* storici:
– W.J.Curtis, L’architettura moderna dal 1900, Phaidon 2006
– L. Benevolo, Storia dell’architettura moderna, Laterza 2003
fonti immagini aggiuntive:
www.gsa.ac.uk
www.studyblue.com

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